Ma che diamine! È la scienza delle imprecazioni

Un articolo del Post riferisce della ricerca scientifica in tema imprecazioni, parolacce e bestemmie.

"Per lungo tempo, anche a causa di una sensibilità collettiva diversa da quella attuale, le parolacce sono state ritenute per lo più espressione di aggressività, rozzezza e limitata proprietà di linguaggio: un argomento non suscettibile di particolare approfondimento scientifico. Un recente studio di revisione di oltre cento articoli accademici di diverse discipline, pubblicato sulla rivista di linguistica generale Lingua, ha tuttavia contraddetto alcuni luoghi comuni sulle parolacce e le imprecazioni. E ha riassunto i molti modi in cui queste espressioni linguistiche influenzano e sono a loro volta influenzate da come pensiamo, agiamo e ci rapportiamo con le altre persone."

E forse è proprio l'idea che ci facciamo di chi dice parolacce che dobbiamo rimettere in discussione.

La ricerca scientifica svolta negli ultimi anni ha poi contribuito a indebolire una serie di luoghi comuni sulle parolacce: uno tra questi è che siano utilizzate in mancanza di altri modi di esprimersi, e che denotino quindi una povertà lessicale. Uno studio di psicologia pubblicato nel 2015 sulla rivista Language Sciences mostrò invece una correlazione tra la capacità delle persone di esprimersi fluentemente nella propria lingua (l’inglese, in quel caso) e quella di dire parolacce.

Qual è l'opinione di un adolescente toscano al riguardo?




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