Al "La gran Guardia" domenica scorsa davano Truffaut

"Effetto notte" di François Truffaut

"Effetto notte" è il capolavoro con cui Truffaut -uno dei più grandi cineasti della storia del cinema- ha voluto raccontare e omaggiare affettuosamente il suo stesso mondo, il mondo del cinema. L'occasione di parlarne viene dal fatto che una copia restaurata del film è stata proiettata al cinema La gran guardia di Livorno questa domenica.

Non si tratta di altro che del racconto, vivido e realistico, di una troupe che sta girando un film a Nizza. Girare un lungometraggio è una cosa meravigliosamente bella, ci dice Truffaut, ma anche incredibilmente complicata: bisogna controllare ogni dettaglio, curare ogni particolare e coordinare un gran numero di persone, tutte diverse e tutte con i propri drammi, piccoli e grandi.

Ogni giorno succede qualcosa di imprevisto e ogni volta sembra che tutto debba saltare, ma poi in qualche modo ogni cosa va al suo posto. A volte c'è qualche problema tecnico che costringe a rigirare intere scene; altre volte sono gli attori a fare le bizze o ad avere problemi personali che si riverberano sul lavoro di tutti. Cotte, invidie, gelosie e anche tradimenti scandiscono il procedere della lavorazione.

La bellezza del film sta nella serena oggettività, a tratti seria e a tratti divertita, con cui tutto questo viene mostrato allo spettatore. Il personaggio del regista, interpretato dal vero regista, ovvero Truffaut stesso, fa da voce narrante, donando profondità e riflessività al film, che in ogni caso rimane davvero corale, con grande spazio dato a tanti diversi personaggi, dalla diva americana di splendente bellezza (Jacqueline Bisset) alla segretaria di produzione che sa gestire tutto il caos che circonda il regista, riuscendo anche ad aiutarlo creativamente.

Soltanto verso la fine vi è un evento tragico che sembra poter davvero mandare a monte il film, ma pure questo viene in qualche modo superato -anche se sicuramente il film assume un tono malinconico che dona al film una profondità ancora maggiore.

"Effetto notte" è puro meta-cinema: cinema nel cinema. Mentre si guarda la troupe che gira "Pamela", un torbido dramma sentimentale, non si può fare a meno di pensare alla troupe vera che sta girando per davvero "Effetto notte". Né si può evitare di sovrapporre in qualche modo la figura dei personaggi a quella degli attori che li interpretano.

Alla fine cosa resta? Resta questo: si esce dalla sala commossi e grati a Truffaut per averci messo a parte di tutto quello che c'è dietro la magia del cinema. Che meraviglia.




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